Reiki e Religione

Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Nessun Uomo è un Maestro



     Molto spesso, durante le mie presentazioni del metodo Reiki sorge il problema della religione, cioè in altre parole, ci si domanda se Reiki sia compatibile con il proprio credo religioso, o se, come molti erroneamente pensano, commettano “peccato” praticando Reiki. Premetto che, se stessimo ora parlando di un metodo di medicina alternativa, quale per esempio l’Agopuntura, lo Shiatsu, la Riflessologia etc., questo quesito molto probabilmente non sarebbe emerso, perché le tecniche sopraccitate vengono viste come dei metodi “alternativi” per apportare benessere al nostro corpo attraverso il campo energetico, e comunemente nessuno le correla alla religione. Anche un metodo, come Fiori di Bach, che basa i suoi principi sulle diverse essenze floreali, che a loro volta vanno ad influire sui nostri stati emotivi e dunque sulla nostra psiche, non fa affiorare tale problematica. Ma quando si parla di Reiki la religione diventa inevitabilmente punto di discussione.
Questo è curioso, perché anche qui, come in altre metodologie, si cerca di portare benessere ed equilibrio nell’individuo, usando il campo energetico umano, e, di conseguenza, di armonizzare il materiale psichico (emozioni, paure, schemi mentali, maschere e difese) che durante un lavoro energetico emerge. Credo che una ragione che trae in confusione sta nel fatto che Reiki abbia una componente spirituale integrata nel sistema, un’altra ragione invece è dovuta al fatto che tale tecnica viene eseguita tramite l’imposizione delle mani, e questi due fattori insieme suscitano non poche perplessità nei fedeli in generale, ma in special modo, nelle persone di fede cristiana. Tuttavia gradirei ora sollevare questo velo di mistero ed eretismo che offusca il metodo Reiki.

     Come prima ed importante cosa vorrei farvi capire che Reiki nulla ha a che vedere con le religioni, anzi, essendo un metodo universale, che dunque può essere appreso e praticato da chiunque, è trasversale a tutti i credo. Il semplice fatto che Reiki abbia una componente spirituale non ne fa per questo né una religione né tanto meno una setta! Dovremmo chiederci tutti che cosa in realtà intendiamo con il termine “spirituale”, inoltre bisogna liberarsi dall’erroneo schema di identificazione che associa lo spirituale alla religione. Ma andiamo per gradi! Per spirituale intendo quella forza o parte di noi in costante contatto con l’energia creatrice universale. Il problema è che noi identificandoci con l’ego e la derivante personalità ( per= attraverso, sonare= suonare o esprimere) abbiamo eretto un muro, che di conseguenza ci ha reso inconsapevoli della nostra reale essenza. Questo ha creato una divisione tra ciò che siamo realmente e ciò che pensiamo di essere. Spirituale è quell’aspetto di ogni essere vivente che per natura unisce ciò che è diviso. Partendo da questo presupposto mi sembra doveroso fare una distinzione tra la religione e i sui principi, e da chi li applica e li divulga, dunque tra la teoria e la pratica. Osho Rashanesh, in merito, sostiene che tutte le religioni parlano di amore, perdono, fratellanza e uguaglianza di diritti per gli esseri viventi, ma tutte ritengono di essere la religione giusta a scapito naturalmente delle altre. Non devo certo ricordarvi che le più grandi guerre sono state causate in nome di Cristo, di Allah, di Maometto e di Geova, e certo non devo far notare che ancora oggi in Israele muoiono centinaia di persone nel nome della fede e fanatici terroristi si immolano per conquistare un posto in paradiso. Quindi francamente mi chiedo cosa tutto questo abbia a che vedere con l’amore e il perdono e tanto meno con lo spirituale. Tutto ciò non ha niente in comune con il Reiki! L’aspetto che unisce tutti in questo sistema è l’amore ed il rispetto per se stessi e gli atri. Chi pratica Reiki non fa altro che elargire benessere a se stesso e a chi gli sta vicino con lo scopo di portare armonia.

     Reiki è spirituale perché il praticante si pone completamente nelle mani dell’energia creativa universale e si lascia guidare da essa, eludendo così le proprie aspettative egoiche.

     Reiki viene donato a tutti e tutto; non si fanno distinzioni politiche, religiose o razziali e tutti possono praticare Reiki. Donare amore attraverso l’imposizione delle mani, per portare equilibrio e benessere nell’individuo, è cosa molto antica e intrinseca nella natura umana. Compiamo questo gesto ogni qualvolta sentiamo un dolore, lo compie la madre quando accarezza il bambino, quando tramite le carezze ci coccoliamo, e se prendiamo consapevolezza per un attimo, ci rendiamo conto che le mani sono spesso presenti quando si tratta di portare sollievo.
     Reiki non è altro che il tentativo di unire ciò che è diviso in noi e negli altri attraverso l’amore universale.

     Reiki è amore, l’amore inteso come sentimento universale che ci accomuna tutti nella casa dell’uni-verso dove diveniamo co-creatori della realtà che ci circonda.

     Il mio auspicio è quello che il Reiki contribuisca a creare una realtà migliore fondata sull’equilibrio, sul rispetto verso noi stessi e gli altri, sull’amor proprio e verso tutto quanto ci circonda. Se ognuno si assumesse la responsabilità della propria felicità e del proprio benessere, agendo attivamente in prima persona verso quell’obbiettivo, aiuterebbe l’universo intero a intraprendere il viaggio di ritorno verso la serenità e la pace. Questa visione d’amore non sarebbe più un’utopia, ma l’inizio di una primavera colma di fiori, di una nuova generazione ricca di una fragranza in grado di trasformare il mondo.